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Parte da Ascoli la rivolta contro i sindacati confederali: l’altra casta!

14 novembre 2009

Fight ClubMercoledì 11 Novembre gli operai della Manuli erano chiamati a decidere del loro futuro, votando il referendum consultivo sull’accordo firmato da CGIL, CISL e UIL: 140 reintegri su 376 e qualche spicciolo ai liquidati. Un accordo che non contemplava nessun piano di investimento e nessuna garanzia sul futuro dell’azienda, rendendo vano e ingannevole il reintegro dei 140 posti di lavoro.
I lavoratori non reintegrati non avrebbero goduto di nessun adeguato incentivo, in pratica l’azienda avrebbe effettuato dei licenziamenti a COSTO ZERO! Da notare che non è mai stata presa in considerazione la posizione dell’indotto e quindi quei lavoratori “di serie B” sarebbero. stati completamente abbandonati a se stessi.

I sindacati confederali hanno pubblicizzato questo pre-accordo spacciandolo per una grande vittoria, e solo grazie alle richieste della base hanno pensato di effettuare un referendum consultivo tra gli operai, per vedere se la trattativa con l’azienda fosse di loro gradimento. Nelle piccole sedi Manuli di Milano e Bologna interessate dal documento, i dipendenti sono caduti nel tranello e il voto è stato favorevole.

Gli operai di Ascoli, invece, non hanno avuto dubbi, bocciando all’unanimità il testo proposto da CGIL, CISL e UIL.

Neanche un “sì” è stato ottenuto tra i lavoratori, neanche tra quei 140 che sarebbero stati reintegrati nell’azienda. Il fronte operaio è stato compatto nel fare muro contro una rappresentanza sindacale ormai troppo distante dalle realtà aziendali. Una rappresentanza che dovrebbe fare l’interesse degli operai, ma dalla quale, gli stessi operai, non si sentono più tutelati.

Una sentenza secca, inequivocabile, quella dei lavoratori Ascolani, che non lascia margini di fraintendimento: non ci si può accontentare più delle briciole derivanti dalle trattative dei sindacati confederali.

Rappresentanze oggi quantomai distaccate e incapaci di farsi portavoce delle volontà della base. Una base costretta a creare coordinamenti spontanei sul territorio, per sopperire alle carenze di chi dovrebbe proteggere i lavoratori per mestiere, ma lascia a desiderare, molto a desiderare.

Un sindacato diventato ormai covo di affaristi e trampolino politico, nel quale nessun operaio riesce a riconoscersi.

E a poco vale lo “scarica-barile” attuato squallidamente dalla CISL e il resto della banda per tentare di salvare la faccia. Quello zero in casella vale più di mille comunicati, vale più di mille parole. E’ un macigno che non si può spostare, è una macchia che non si può lavare. E’ un marchio a fuoco che suona da avvertimento: NON FATE GLI STRONZI CON I LAVORATORI!

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